Negli ultimi anni la mia testa ha fatto lunghi viaggi. Uno in particolare: il sogno di un “monastero laico”. Un posto dove ritirarmi con pochi amici per vivere in modo sostenibile, consapevole, connesso.
Me lo immaginavo così: cibo vegano autoprodotto, energia solare, pane fatto in casa, formaggi vegetali, silenzi collettivi ogni ora per respirare insieme. Un’oasi di regole e rituali, capace di tenere lontano il rumore del mondo.
Poi però ho fatto i conti con la realtà. Convivere troppo da vicino significa anche scontrarsi. Le regole, quando diventano gabbia, rischiano di far crollare il sogno. E così quella visione, bella ma fragile, si è incrinata.
Ed è lì che mi si è accesa un’altra immagine: e se non servisse un solo tetto? E se invece potessimo “navigare” insieme, ognuno dal proprio porto?
Da questa intuizione sono nate le Arche. Non un luogo unico, ma una rete. Persone, famiglie, piccoli gruppi che scelgono di camminare nella stessa direzione, senza perdere la propria autonomia. Una comunità distribuita, dove ci si sostiene, ci si scambiano conoscenze, esperienze, tecnologie, pratiche di vita e spiritualità.
L’Arca non ha mura, ha ponti. Non ti chiede di lasciare la tua casa, ma ti invita a far parte di un disegno più grande: una trama di relazioni che cresce come un cerchio nell’acqua.
In un tempo in cui tanti si sentono soli, credo che questo modello sia una risposta possibile: vicini non perché stiamo nello stesso posto, ma perché scegliamo di condividere gli stessi intenti.
Se questa visione ti risuona, scrivimi: wearethenet@fabiomatis.com.
Sono curioso di conoscere la tua idea, il tuo progetto, il tuo sogno.